NonsoloTango

RASSEGNA STAMPA

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                        Intervista di Daniela Ferrara

Musicisti e ballerini protagonisti di una serata dedicata al tango

Un palco a bordo piscina, ampi tavoli rotondi intorno ad accogliere ospiti raffinati, una luna splendida ed una musica accattivante e suggestiva: non si poteva desiderare cornice migliore per il terz'ultimo appuntamento della ormai ben nota rassegna musicale "Note di Notte". Protagonista il "tango", una musica popolare portata in auge dal compositore argentino Astor Piazzolla di cui abbiamo avuto modo di apprezzare alcuni brani famosi (come Libertango, il cui fascino ha coinvolto anche i produttori di spot pubblicitari, Adiós nonino, e Oblivion, scritto appositamente dall’autore per il film Enrico IV di Marco Bellocchio), magistralmente interpretati da quattro giovani musicisti meridionali: Fabio Ditto (violino), Michele Cosso (contrabbasso), Francesco Silvestri (piano) e Giovanni Smiroldo (fisarmonica e bandoneon), in gruppo conosciuti con il nome artistico di NonSoloTango. Complice la magica atmosfera o la sensualità dei ballerini che li accompagnavano, la serata è stata un successo e Fabio, Michele, Giovanni e Francesco sono riusciti nel loro intento, quello di incantare ed emozionare un pubblico esigente, che è poi la sfida di ogni artista, come loro stessi ci raccontano in quest'intervista.

Voi siete musicisti di formazione prevalentemente classica che nel 2002 avete deciso di esplorare e sperimentare altri generi musicali, a partire dal tango di Astor Piazzolla. Il nome NonsoloTango deriva da questo? Come vi siete incontrati?

(Michele): Io, Fabio e Francesco ci conoscevamo e ci frequentavamo già, essendo tuttie tre di Vibo Valentia. Giovanni, siciliano, è arrivato in seguito, portato all'interno del gruppo da Francesco. Il nome nasce dalla voglia di esplorare nuovi generi musicali, partendo dal tango e con l'attenzione soprattutto al tango.

È casuale l'assenza di donne nel vostro gruppo?

(Fabio):(sorride)..dici così per la questione delle quote rosa? Per la verità ci abbiamo provato ma poi il pianista le importunava…eheheh…Scherzi a parte, è del tutto casuale perché il gruppo è nato da musicisti che si conoscevano e non dalla ricerca di musicisti.

Così come lo è stato Piazzolla ai suoi tempi con il "nuevo tango", allo stesso modo vi considerate degli innovatori nel panorama della musica classica attuale?

(Giovanni/Francesco): Il nostro punto di riferimento principale rimane Piazzolla ma cerchiamo comunque di proporre versioni originali del tango tradizionale. Ci esibiamo in quattro (adattando i pezzi per quartetto, con arrangiamenti inediti e personali), senza cioè l'ausilio di altri strumenti che sono fondamentali nell'orchestrazione di Piazzolla e già questa è un'innovazione. Ci differenziamo anche dalla formazione di Richard Galliano, di cui proponiamo alcuni brani nei nostri concerti, perché lì sono presenti batteria e chitarra elettrica che da noi, invece, mancano, sostituite dalla fisarmonica o dal bandoneòn che hanno possibilità timbriche diverse. Il risultato è una voce più calda e morbida e l'estensione del suono più ampia, simile a quello del pianoforte.

Piazzolla aveva un handicap al piede che gli impediva di ballare per cui si dice che odiasse i ballerini e che cercò sempre nelle sue composizioni di rendere il tango indipendente dalla danza. Eppure per tutti è l'opposto. Quando si dice tango si pensa subito alla sensualità e ad un certo modo di ballare. Voi cosa ne pensate? Vi siete mai esibiti senza ballerini e se sì, avete notato una certa differenza nel riscontro del pubblico?

(Francesco): Non sappiamo dire se odiasse o meno i ballerini ma di certo il suo tango, depurato dalla radice popolare, nasce prettamente strumentale e le numerose coreografie create con la sua musica sono venute dopo. Noi ci siamo dovuti adattare alle richieste del mercato e del pubblico in questo senso, ma ad accompagnarci non sono sempre e solo ballerini. È una musica da ballo e risulta più gradita con la presenza di ballerini ma in passato abbiamo collaborato anche con cantanti e con attrici che recitavano poesie di Neruda e di Borges.

Tre di voi sono musicisti diplomati in Conservatori calabresi. Qual è lo stato oggi dei Conservatori meridionali in Italia e trovate che ci siano delle differenze, a livello di studio e di preparazione, con quelli del Nord Italia?

(Michele): Il problema è generale: esiste una riforma dei Conservatori partita nel 1999 ma non ultimata ancora, per cui il rinnovamento è più formale che attuativo. Non ci sono grosse differenze tra Conservatori meridionali e settentrionali perché i Conservatori, al pari delle Accademie delle Belle Arti, sono scuole di specializzazione dove il corpo docente viene reclutato su scala nazionale e da ciò ne consegue che l'offerta formativa è abbastanza buona. Non esiste in Italia un Conservatorio dove funzionano tutte le classi di strumenti. La differenza, piuttosto, riguarda la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, una volta diplomati. Quella della formazione di un gruppo, come nel nostro caso, può essere una soluzione per i diplomati meridionali.

In che stato versa oggi la musica classica, considerata la recente ma crescente tendenza del pubblico a favore di altri generi musicali, come il jazz per esempio?

(Giovanni): In questo processo di svecchiamento dei Conservatori si inserisce anche l'inserimento delle lauree biennali e triennali e la diffusione di nuove classi di concorso con nuove materie come il jazz o l'elettronica di cui un musicista moderno oggi non può fare a meno.

Pensate ci sia qualcuno in grado di eguagliare oggi il talento di Piazzolla?

(Giovanni): Riconoscere a qualcuno il talento di Piazzolla è piuttosto difficile. Forse l'erede naturale può essere considerato Galliano perché, al pari di Piazzolla con il tango, ha rivoluzionato il genere della "musette" francese con l'apporto del jazz.

Quale il complimento più bello finora ricevuto e la critica che vi è rimasta più impressa?

(Francesco): Se di critica si può parlare, non riguardava tanto le esecuzioni quanto l'acustica, dato che capita di esibirci in contesti sempre diversi e talvolta non proprio idonei, come piazze o locali. Il complimento più bello, che è poi la sfida di ogni artista, è quello di riuscire a coinvolgere emotivamente il pubblico. Speriamo di riuscirci sempre!   

Scicli, 19 Agosto 2006

 

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